Questa settimana un noto giornale locale ha riportato un articolo su di un grave fatto di cronaca dal titolo a caratteri cubitali, come spesso accade. La notizia su un caso di tentata violenza, sbattuta in prima pagina, presto, molto presto è circolata in lungo e in largo per il paese, facendo discutere, rabbrividire, infuriare.
Tutte o quasi le edicole cassinesi lunedì mattina hanno aperto esponendo locandine riportanti la notizia che certo non è passata inosservata. Di li a poco però, la rettifica della persona direttamente interessata. Attraverso il social network più cliccato a Cassina, il gruppo facebook cittadino appunto, la persona oggetto del tentato adescamento ha specificato che le cose sono andate diversamente da quanto riportato nell’articolo e soprattutto che non era sua intenzione far circolare la notizia sulla stampa. Capiamo bene il perché e capiamo la sofferenza di chi vive situazioni di questo tipo e la decisione, personale, di custodire nel proprio intimo e tra le mura di casa una vicenda cosi carica emotivamente.
Perché trattare un argomento del genere, di strettissima cronaca, su un sito che principalmente si occupa di politica e di eventi socio culturali legati alla città? La risposta è presto detta. Sullo stesso numero del giornale, dopo l’articolo, è riportata la reazione del Sindaco: "Cè un grosso problema di sicurezza"1. Ma l’articolo non ha tratto in inganno solo il Sindaco. Dopo la sua pubblicazione, per alcuni giorni in città non si è parlato d’altro. Amici, conoscenti, al bar dove tutti i giorni o quasi prendo il caffè si è parlato a volte anche a sproposito del caso della "ragazza che ha corso un grande pericolo". Insomma dopo la notizia per Cassina si è diffuso un generale senso di timore e di insicurezza, forse incrementato anche dalle recenti e continue notizie sui furti e sugli atti vandalici che hanno interessato soprattutto le scuole cittadine.
Non ci si è fermati però alla sola esternazione dei propri sentimenti, a volte di paura, a volte di rabbia, comprensibili certo, ma enfatizzati da una notizia non corretta, almeno nei modi e nei tempi. Dalle parole, si è quasi passati ai fatti. Qualcuno già il Martedì proponeva dal medesimo social network citato in precedenza di "fare qualcosa" agendo sul territorio. La voglia di reagire per ora è fortunatamente rientrata perché l’articolo, nei fatti, è risultato non essere corrispondente alla verita’.
Ma tralasciando questo aspetto particolare, la paradossale vicenda ci insegna due cose. L’approssimazione con la quale a volte alcuni mezzi di comunicazione affrontano i fatti, specialmente e in modo ripetuto quelli a diffusione locale, può generare pericolose reazioni scomposte, che potevano in questo come in altri casi essere evitate.
E poi l’aspetto politico. Il Sindaco D’Amico, sulla vicenda, non ha solo preso un granchio. Perché, raggiunto dalla notizia, non si è fatto certo perdere l’occasione, ancora una volta, a sproposito, ha tirato fuori il più classico dei classici leghisti. "Il numero dei delinquenti è troppo elevato. Ogni cosa è permessa e l’Italia diventa la meta più ambita da tutti i delinquenti". Dichiarazione che non ci si aspetta da un Sindaco, da uno cioè che governa, che sta nella stanza dei bottoni e che quindi dovrebbe agire di fronte ai problemi.
Dichiarazione poi che non vuole dire nulla, sul caso specifico cassinese, perché innanzitutto non risponde al presunto bisogno comune di sicurezza che sembrerebbe circolare in città. Se fosse così, se davvero i cassinesi si sentissero insicuri, il Sindaco e la sua maggioranza dovrebbero dare risposte concrete. Invece che filosofeggiare sulle mancanze e sugli errori della politica nazionale il Sindaco e la maggioranza dovrebbero vivere di più il territorio e trovare soluzioni.
A proposito, sul tema sicurezza la Lega e la destra italiana sono doppiamente inconcludenti. Dal governo nazionale e da quello regionale, dopo vent’anni di strapotere leghista, non si sono viste misure in questo senso, contrariamente a quanto sbandierato nelle campagne elettorali, sui giornali e nei dibattiti televisivi. E pensare che per un momento avevo pure scordato che D’Amico è stato anche parlamentare.
Andrea Parma, 29 Marzo 2013
1Il Sindaco ha tenuto per se la delega alla Sicurezza e ha fatto della sicurezza uno degli obiettivi del suo mandato.
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