"Un pezzo di Cassina alle elezioni americane", così titola un articoletto apparso sulla "Gazzetta della Martesana" del 12 Novembre scorso. Il riquadro è dedicato alla "trasferta" statunitense del nostro Sindaco D’Amico. Appartenente al gruppo dei tredici italiani inviati dall’Osce (l’Organizzazione internazionale per la sicurezza e la cooperazione) a presenziare alle elezioni Usa.
D’Amico commenta in questo modo il risultato elettorale: "per la vittoria di Obama è stata determinante la questione etnica, gli afroamericani hanno votato in blocco per lui, ai suoi comizi c’erano quasi solo loro”. Non credo che D’Amico sia un esperto di dinamiche elettorali americane, non lo può essere nessuno, se non gli stretti conoscitori di quel mondo. Possiamo solo fare delle ipotesi. Dire pertanto che Obama ha vinto perché gli afroamericani hanno votato in massa per lui a dir poco è un’analisi azzardata, se non errata del tutto.
Nessun commentatore in Italia e nel mondo ha detto questo. Obama ha vinto per tanti motivi, probabilmente perché la maggioranza degli americani lo ha ritenuto un buon Presidente. Obama ha vinto perché probabilmente la maggioranza degli americani non si fidava di un miliardario che prometteva tagli allo stato sociale a favore degli armamenti e affermava in pubblico di fregarsene della classe media. Obama ha vinto perché probabilmente nonostante i quattro anni difficili per l’economia americana e mondiale è riuscito a infondere fiducia e speranza. Obama ha vinto perché l’America ormai è un paese senza pregiudizi, aperto e inclusivo.
L’establishment bianco americano, che una volta credeva fermamente nei Repubblicani, nella destra conservatrice, che predicava una politica di egemonia economica e militare, fedele al capitalismo e allo sfruttamento disumano delle risorse ambientali è svanito. Oggi vince l’America progressista, capace di attingere sia nel voto bianco che in quello moderato. Vince un’America che non guarda più alle differenze religiose, di razza o politiche. L'America è cambiata, è migliore di quella dei Bush, dei Regan e delle guerre preventive. L’America è cambiata, per fortuna. Purtroppo il pensiero chiuso, retrogrado, intollerante e razzista italiano no, almeno non ancora.
Andrea Parma, 16 Novembre 2012
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