All’inizio di questa legislatura comunale, è stato approvato un provvedimento condiviso all'unanimita' da tutte le forze politiche, ossia la possibilità di riscattare, dopo 30 anni dalla costruzione dell’edificio, il valore del suolo su cui sorge il singolo appartamento in cooperativa e di conseguenza la possibilità di venderlo a mercato libero. Si tratta ovviamente di una possibilità e non di un obbligo, che metterà fine alle finte vendite di appartamenti al prezzo stabilito dal Comune, con un’aggiunta in nero.
Come è a tutti noto, chi, anche oggi, acquista un nuovo appartamento in cooperativa usufruisce di alcuni vantaggi rispetto a chi si rivolge al mercato libero. E' questo il motivo per cui a chi acquista un appartamento in cooperativa è richiesto un comportamento preciso che comprende:
- prendere la residenza ed abitarci realmente entro un determinato periodo;
- ricevere un’autorizzazione alla vendita per motivate ragioni entro i primi 5 anni;
- affittare l’alloggio a prezzo prestabilito dal Cimep e solo dopo dopo aver ricevuto l’assenso dal Comune che giudica le motivazioni che spingono ad affittare.
Si tratta di una prassi precisa giustificata da una regola precisa: la collettività si carica dell’onere di favorire l’acquisto di alloggi in cooperativa ed il socio della cooperativa accetta di sottostare a precise regole. Come tutte le regole, le stesse sono accompagnate da norme di buon senso – che il Comune ha approvato – che prevedono deroghe motivate a fronte di richiesta motivata.
La norma che consentirà di “riscattare” il terreno e quindi di vendere gli appartamenti al mercato libero ha un senso se si chiede a chi è, o diverrà, proprietario di rispettare l’attuale normativa.
L’Amministrazione e l’opposizione debbono assolutamente pretendere il rispetto di queste regole ed è quindi con un certo imbarazzo che ho ascoltato la risposta reticente data in consiglio comunale dall’attuale amministrazione ad una interpellanza di Progetto Cassina Sant’Agata che chiedeva lumi circa cartelli di “affittasi” affissi agli ingressi di stabili di cooperative.
Può darsi che le persone interessate abbiano chiesto regolarmente l’autorizzazione e che la stessa sia stata concessa avendo verificato le ragioni: Mi chiedo perché, visto che i controlli sono previsti dalla normativa, non sia stato detto se è stato fatto un controllo attraverso le utenze per verificare se la persona proprietaria dell’alloggio, abbia finora abitato in quella casa o se abbia sempre affittato anche senza permesso. Fare questo controllo su una singola persona non è poi così difficile. Ma soprattutto mi chiedo, visto il prezzo di affitto – basso - e fissato rigidamente: possibile che non si trovi a Cassina una famiglia che sia disponibile a prendere in affitto a prezzo ultra calmierato un alloggio? Possibile che il Comune – che ogni giorno deve fare fronte a richieste di case in affitto – non sia in grado di segnalare una famiglia disponibile a pagare poco per avere un alloggio in affitto? Possibile che i cittadini di Cassina vogliano tutti pagare tanto di affitto e quando si presenta loro una opportunità per pagare meno la lascino cadere? Non viene il lieve fantozziano sospetto che in realtà chi affitta case in cooperativa non lo faccia a prezzo stabilito, ma in nero?
Chi oggi abita in casa affittate in cooperativa dovrebbe segnalarlo al Comune, farsi fare il conteggio di quanto deve pagare realmente e pretendere il rispetto della norma dal proprio proprietario, che tra l’altro non potrebbe far altro che applicarla.
Secondo me poi il Consiglio Comunale dovrebbe approvare una norma che procrastini nel tempo la possibilità di riscattare il terreno per vendere gli alloggi a mercato libero, per tutti coloro che hanno fatto i furbi.
Roberto Bertolotti, 30 Ottobre 2009
* I commenti non saranno pubblicati sul sito.