Il rapporto dell’Ocse intitolato PISA (Programme for International Student Assessment) ha evidenziato il migliore funzionamento dei sistemi scolastici non selettivi: migliori risultati complessivi, minore incidenza della provenienza sociale, aumento dell’autostima e del senso di appartenenza al gruppo classe e alla scuola e riduzione del gap tra scuole eccellenti e scuole scadenti. Il dibattito sulla scuola "banalizza" e si infervora tra chi è pro o contro l’abolizione dei voti molto bassi; tra chi, come il Preside del Berchet di Milano, propone di escludere in sede di scrutinio i voti inferiori al quattro ("i due e i tre creano troppa frustrazione nei ragazzi") e chi invece li ritiene utili per spronare gli studenti a impegnarsi di più, possibilmente accompagnati da opportune azioni di sostegno e rimotivazione.
C’è anche chi sostiene che si debba usare l’intera scala da 1 a 10, ma che i voti anche bassissimi, non debbano comportare la bocciatura con conseguente ripetizione dell’anno scolastico. Costoro portano ad esempio paesi come la Corea, il Giappone, la Finlandia e altri dove la ripetizione dell’anno non è prevista e le percentuali di dispersione fino ai 18 anni sono vicine allo zero (!).
Analogo dibattito sui compiti a casa: sono necessari? Sperimentalmente eliminati in Francia su sollecitazione di gruppi di genitori, anche molte famiglie nostrane li ritengono un’inutile discriminazione tra chi a casa ha qualcuno che li "fa fare" e chi è abbandonato a sé stesso. Il problema che ci sia "qualcosa" che va studiato, ripassato e rielaborato non sembra rilevante. Così come appare del tutto trascurabile il fatto che si "impara ad imparare" per tutta la vita e non solo per la scuola (Life long learning), soprattutto non solo in quelle ridotte ore in classe che la Gelmini ha concesso.
Tutti sembrano comunque d’accordo sul fatto che l’assegnazione dei compiti e del voto siano solo una parte, e nemmeno la principale, delle funzioni educative che spettano al docente.
Dovrebbe essere preliminare a ogni discussione su questi temi uno sguardo non distratto al reale stato della scuola italiana: una scuola depauperata di parti sostanziali di organico dove per troppo tempo è stato alimentato il precariato senza tenere in alcuna considerazione la continuità delle esperienze didattiche.
Tanto per intenderci, nel 1998 vi era solo un docente precario ogni 12 di ruolo, oggi uno ogni 7. L’aumento più significativo di precarietà dell’ultimo decennio si è registrato nella scuola primaria (quasi il 7%) e nella scuola media (11.7%). Questo trattamento si ripercuote – oltre che sul diritto al lavoro – sul diritto allo studio degli studenti, spesso sottoposti a una discontinuità didattica che ne compromette gli apprendimenti.
Consideriamo che a fronte di un corpo docente scolastico italiano pari a circa 800 mila unità, coloro che vengono assunti per supplenze annuali (circa 20 mila) o fino al termine dell’anno scolastico sono passati dai 64.000 del 1998/99 ai 116.973 del 2009/10.
La soluzione può essere il sistema di reclutamento degli insegnanti proposto nell’articolo 8 del progetto legge della Regione Lombardia, così detto Formigoni-Aprea? Il segretario generale della FLC CGIL Domenico Pantaleo, in un comunicato stampa, ha ribadito che quanto approvato dalla maggioranza del consiglio regionale lombardo, è incostituzionale, mette in discussione la libertà di insegnamento e destruttura il sistema nazionale di Istruzione. Formigoni ha sottolineato la singolarità della situazione italiana, in cui, a suo parere, è permesso a una realtà di 300.000 abitanti, cioè Trento, di avere una certa autonomia, che invece una regione di 10 milioni di abitanti come la Lombardia "la locomotiva d'Italia e d'Europa" fatica a vedersi riconosciuta.
"Spiace verificare che Roberto Formigoni è del tutto disinformato rispetto allo stato dell’arte riguardo la modifica del sistema di reclutamento degli insegnanti in Trentino, sistema che cita a sproposito". Replica così Gloria Bertoldi della Flc del Trentino. "In primo luogo – prosegue Bertoldi – a differenza della Lombardia(...) la Provincia autonoma di Trento non ha ancora emanato alcun atto amministrativo, ma ha invece aperto un confronto con le organizzazioni sindacali nel rispetto del dialogo sociale e con l’obiettivo di giungere a un modello condiviso sul territorio. (...) quello che stiamo discutendo è un sistema che si fonda sui principi costituzionali dei concorsi pubblici aperti a tutti gli aventi titolo e incardinati sull’istituzione che gestisce le graduatorie per la scuola a carattere statale, ossia la Provincia, e non sui singoli istituti".
Allora la questione che ci assilla oggi nei dibattiti è se la scuola Bosina della moglie di Bossi rischia la chiusura?
Franca Marchesi, 13 Aprile 2012
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