La Legge Regionale sulla Compartecipazione degli Utenti ai Costi dei Servizi Sociosanitari (cosiddetta legge sul Fattore Famiglia) è stata approvata la scorsa settimana dal Consiglio Regionale con il solo voto di PdL e Lega Nord forzando il regolamento (cioè dopo la mezzanotte, orario sino al quale era convocata la seduta), al termine di un Consiglio che era iniziato alle 10 del mattino.
La discussione si era aperta con una questione pregiudiziale che ho presentato per conto delle opposizioni (Pd, UdC, Sel, IdV, Pensionati), con la quale chiedevo di non procedere con una Legge che contiene elementi di illegittimità, andando a interferire con competenze esclusive dello Stato, laddove introduce, per la prima volta in Italia, il principio della compartecipazione degli utenti alla spesa sanitaria. L’unico caso di compartecipazione sanitaria ad oggi in vigore è quello dei ticket, istituiti dallo Stato, e solo “modulabili” dalle regioni.
Una Regione, la Lombardia, che dichiara di avere i conti della sanità in pareggio, chiede - per prima nel Paese - una compartecipazione delle famiglie e dei cittadini alla spesa sanitaria proprio in un momento di crisi socio-economica come questo.
Abbiamo condiviso, all’inizio di questo iter, l’individuazione di criteri nuovi da tenere in considerazione per definire rette e tariffe dei servizi, in aggiunta a quanto prevede l’ISEE, tanto che avevamo accettato di abbinare il nostro testo di legge al testo della Giunta: criteri quali la valutazione di reddito e patrimonio del nucleo famigliare anziché del solo singolo utente, il numero di figli, la presenza di disabilità, la presenza di non autosufficienti, la presenza di un genitore solo, la condizione di disoccupazione, le spese per abbattimento barriere architettoniche o per mutui e locazioni... Ma il testo licenziato dall’Aula, a fronte di sacrosanti "sconti" che saranno riservati alle famiglie che rispondono ai suddetti criteri, carica sulle spalle della grande generalità delle altre famiglie il costo di questi sconti, andando per di più a intaccare il principio della salvaguardia dei Livelli Essenziali di Assistenza istituiti dallo Stato.
Considerazioni negative analoghe a queste sono state svolte anche dagli enti locali, dalle parti sociali, dalle associazioni dei gestori e dal Forum del Terzo Settore.
La Legge, oltretutto, dovrà essere rivista fra tre mesi quando il Governo avrà approvato, come previsto dalla manovra "Salva-Italia", la riforma dell’ISEE: perché allora tutta questa fretta? Ancora: la Legge prevede una sperimentazione di un anno (del costo di 1,5 milioni di euro), che sarà attuata presso solo 15 comuni lombardi, mentre tutti gli altri 1500 comuni dovranno attendere un anno prima di applicare i nuovi criteri, se saranno confermati sostenibili dalla sperimentazione... E' la prima volta che si approva una Legge prima di conoscere gli esiti di una sperimentazione concepita per definirne i contenuti!
Restiamo convinti che sia urgente aiutare davvero le famiglie lombarde, soprattutto in un momento di crisi come l’attuale, ma questo non può essere fatto a costo zero per la Regione scaricando i costi sui cittadini stessi e gli enti locali in ginocchio per i tagli lineari ripetuti subiti. Perciò torneremo a chiedere con forza l’istituzione, come fatto in altre regioni, di un Fondo regionale per la Non Autosufficienza, considerato l’azzeramento totale dell’analogo Fondo nazionale stabilito dalle manovre Tremonti: se è vero che di soldi non ce n’è, credo però che sia doveroso che i soldi che ci sono vengano distribuiti secondo criteri di vera equità.
Carlo Borghetti - Consigliere Regionale, 21 Febbraio 2012
1Che e' poi lo stesso concetto applicato dall'Amministrazione di centrodestra a Cassina de' Pecchi sulle tariffe della mensa scolastica. Si parte dal concetto che la mensa deve essere a costo zero per il Comune, quindi per garantire degli sgravi ai redditi piu' basi si caricano le tariffe di tutti gli altri utenti. Come se il sostegno ai meno abbienti sia una questione da risolversi all'interno dell'utenza
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