Gentile Consigliere Novelli,
le sue considerazioni in merito all'abbattimento delle piante morte sulla green way necessitano delle doverose precisazioni che sicuramente le permetteranno di trarre giudizi e considerazioni diverse rispetto a quelle che lei così cortesemente ha voluto condividere con lo scrivente titolare dell'assessorato al verde pubblico della nostra città.
Una precisazione riguarda la potatura dei pioppi che Lei considera talmente scellerata da aver cagionato la morte delle piante. L'intervento di potatura è avvenuto nel gennaio del 2008 e non l'anno scorso (il tempo passa per tutti e da quel di sono passati quasi 4 anni!!) con un intervento effettuato a seguito di una VTA (presente in archivio nei nostri uffici) che ci permise di valutare la stabilità delle piante presenti sul filare e di decidere quali abbattere e quale tipo di potatura effettuare sulle piante rimanenti.
Una considerazione a parte va poi fatta sull'essenza "Populus Nigra" che è una pianta con un ciclo vitale non particolarmente lungo in quanto queste essenze sono mediamente coltivate per produrre la materia prima per fare carta e quindi hanno la caratteristica di svilupparsi velocemente e dare una grossa produzione di materiale in poco tempo con effetto collaterale che il legno di queste piante è relativamente fragile e tende a spaccarsi facilmente.
Alla luce di queste conoscenze agronomiche, considerando che il filare dei pioppi si trovava comunque sulla riva di un fosso di irrigazione, in prossimità di abitazioni e della via del casale venne effettuata, in sintonia con le considerazioni emerse dalla VTA, una potatura di contenimento della chioma per metterle in sicurezza consapevoli in ogni modo che si stava operando su piante che hanno un loro ciclo colturale in fase di completamento.
L'analisi di stabilità che venne fatta nell'ottobre del 2007 indicò inoltre che una pianta era da iscrivire alla classe di rischio D e quindi era da abbattere, un'altra invece nella classe di rischio CD ma che poi venne abbattuta perchè quando con l'autoscala arrivammo in quota constatammo che la marcescenza del legno all'altezza della prima impalcatura rendeva la pianta molto pericolosa e che una terza pianta, la prima del filare, in quota presentava una situazione di carpofori e marcescenza che ci portò a decidere di abbatterla.
Nella primavera del 2009 le piante germogliarono abbastanza bene compatibilmente con il loro stato di piante di una certa età e con ormai non molto vigore ma la risposta vegetativa delle stesse all'intervento di potatura fu, oseremmo dire, più che soddisfacente e nel contempo il livello di pericolosità molto ridotto.
Nel 2010 poi successe un qualcosa che dal punto di vista agronomico non aveva una ragionevole spiegazione in quanto le piante rigermogliarono ma subito dopo incominciarono a deperire. Questa situazione incominciò dalle piante più vicine alla cascina.
Nell'aprile del 2011 decidemmo quindi di fare una seconda VTA (presente anch'essa in archivio nei nostri uffici) dalla quale non potemmo che constatare in modo scientifico che a parte 4 pioppi iscritti nella classe di rischio C gli altri pioppi erano morti. La moria di queste piante però non si arrestò in quanto nel luglio di quest'anno venne fatto il censimento delle piante del comune di Cassina de Pecchi tutti i Pioppi della via del Casale vennero classificati come piante morte da abbattere.
L'epilogo di questa vicenda denominata "Pioppi del Casale" è stata quella che gli operatori che in questi giorni stanno effettuando l'abbattimento di queste piante hanno riscontratto alla base delle stesse una serie di fori perfettamente circolari, una decina per pianta (documentazione fotografica in archivio presso i nostri uffici), che presumibilmente sono stati utilizzati per inoculare nel legno della pianta veleno per farle morire.
Il depauperamento quindi del nostro territorio non è da imputare quindi all'operato del nostro assessorato, come lei si è premurato di affermare, ma all'azione dolosa di qualcuno che queste piante non le voleva più vedere in quel posto.
Detto questo, sperando che quanto esposto fino ad ora le possa permettere di rivedere il giudizio sull'operato del nostro assessorato e del consorzio di cooperative sociali con la quale operiamo, sarà comunque nostra premura ripiantumare altre piante lungo la via del casale affinchè il patrimonio arboteo del nostro comune che conta più di 3500 esemplari non abbia a depauperarsi individuando magari essenze che a differenza del populus nigra oltre a non essere allegeniche possano durare nel tempo per dare alle nostre future generazioni un territorio rispettoso delle persone che lo vivono e abbellito dalle piante che lo caratterizzano.
Un saluto, Emilio Calabretta. |