In assenza di qualunque preparativo visibile per le celebrazioni del 17 marzo, gli esponenti della minoranza hanno richiesto un Consiglio comunale dedicato dove hanno presentato una mozione ridotta all’essenziale, per evitare polemiche poco costruttive.
Quello che si voleva evitare si è rivelato invece l’inevitabile.
Infatti, dopo aver premesso un grande interesse per le tematiche della ricorrenza, una proposta di emendamento da parte della maggioranza ha inteso subito sostituire un imprecisato incontro culturale alla celebrazione pubblica dell’identità nazionale.
Gli interventi misurati e appassionati espressi dal gruppo di minoranza a sostegno della mozione venivano sopportati dal presidente del Consiglio Comunale e dai vari consiglieri di maggioranza con palese disattenzione, risolini e gesti di fastidio; gli stessi sono stati poi controbattuti con espressioni di spregio, falsità e offese.
Pensavo che si fosse fissato il Consiglio in quell’orario per consentire la partecipazione di delegazioni della scuola, dove i ragazzi hanno lavorato ad un progetto impegnativo sulle tematiche legate all’Unità nazionale.
Pensiero rivelatosi patetico di fronte a quella triste assemblea, convocata in sordina, con una maggioranza blindata su questioni che - di fronte al ritiro motivato della mozione - non hanno mancato di suscitare un moto di ribellione, un unico estremo, ormai vano, tentativo di mediazione a sostegno di quanto è sempre stato un tratto distintivo dell’identità del centro destra: il valore attribuito alla cittadinanza patria.
Come pensiamo di formare l’appartenenza civile delle nuove generazioni? Con un film o un concerto “politicamente corretti”, o magari con qualche rito celtico inneggiante a Odino? Come pensiamo di insegnare il rispetto dei ruoli pubblici, se non vogliamo neanche “nominarli” espressamente (sarebbe troppo impegnativo...) in occasione della festa fondativa della Nazione? Un’occasione mancata da parte di una Lega che fa del federalismo il proprio manifesto: forse sarebbe consigliabile una sana rilettura del federalista lumbard Carlo Cattaneo.
Franca Marchesi, 1 marzo 2011
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