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Educazione civica a scuola
Nonostante la crescente esigenza di educare i piu' giovani alla cittadinanza e nonostante le dichiarazioni del Ministro dell'Istruzione, l'Educazione civica resta un disciplina di serie B. Non e' sufficente la buona volonta' di qualche insegnante.

La furbizia al potere. E’ il motto silenzioso predominante ormai a tutti i livelli. Tra le rovine pompeiane ci possiamo mettere anche la vecchia Educazione civica, trasformata dalla Moratti-ministro in Educazione alla convivenza civile, poi fortemente voluta dalla Gelmini come Cittadinanza e Costituzione. D’altronde il dilagare del fenomeno del bullismo non poteva essere contrastato solo reintroducendo semplicisticamente il voto di condotta.

“L’ora di educazione civica va ripristinata in modo forte” sono le parole di Maria Stella Gelmini pronunciate il 24.5.2008.

Trentatre ore annuali di insegnamento di Cittadinanza e Costituzione, con specifica valutazione, sono state infatti introdotte dal Ministro con la legge n.169 del 30.10.2008 e il successivo documento MIUR d’indirizzo del 4 marzo 2009, anche se Bossi e Calderoli l’avevano definita “roba vecchia lontana dagli studenti”.

Il coraggioso e contestato provvedimento ha messo in moto gli Uffici Scolastici Provinciali con bandi di concorso per la progettazione e la sperimentazione di percorsi di innovazione, le case editrici con la diffusione di libri di testo, i docenti con lavoro supplementare di programmazione ed elaborazione di percorsi didattici, concordati a livello di commissioni, di consigli di classe e d’istituto; in qualche caso d’eccellenza, come a Cassina, con la stesura di un curricolo verticale, dalla scuola dell’infanzia alla secondaria, con definizione di competenze in linea con le indicazioni comunitarie. Per questo, tra l’altro, l’Istituto Comprensivo di Cassina è rientrato in un programma di verifica internazionale (IEA- ICCS 2009) con i suoi costi in termini economici e di impegno.

A due anni di distanza la circolare n.86 del 28 ottobre scorso, dopo quasi due pagine di nobili affermazioni (invece di fornire, a eventuale giustificazione del dietrofront, dati sulla verifica dell’ anno di sperimentazione prescritto), ci fa sapere che ci hanno ripensato: meglio tornare a considerare i contenuti di Cittadinanza e Costituzione nell’ambito dell’area geo-storico-sociale sia per l‘insegnamento che per la valutazione, non più distinta con un voto ad hoc.

Secondo un comunicato stampa del Ministero del 10 novembre, a maggior “chiarezza”, si precisa che la valutazione dell’insegnamento-che-non-c’è “influisce in modo determinante nella definizione del voto di comportamento”: dunque, dove e come si valuta?

Ancora una volta di chiaro c’è solo che si torna indietro, che la vecchia educazione civica si ripresenta come parente povera delle discipline, lasciata alla discrezionalità dei singoli docenti.

Franca Marchesi, 13 Novembre 2010


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Franca Marchesi
13 Novembre 2010