A volte non si ha nessuna voglia di uscire la sera per recarsi a riunioni o incontri pubblici: sul piatto della bilancia pesano la stanchezza, la sfiducia, la pigrizia, un attacco di misantropia, altri interessi…
L’assemblea pubblica di ieri sera sul bilancio comunale 2010 ha ampiamente ricompensato i non pochi presenti che hanno fatto il “sacrificio” di esserci: l’aula consigliare era piena, molto più affollata rispetto al Consiglio Comunale sullo stesso tema. Soprattutto il clima che vi si respirava era “balsamico”; era palpabile la sensazione positiva che si stava andando nella direzione giusta.
Sarà stata la sinergia fra diverse competenze per uno spazio di chiarimento al servizio della partecipazione, la collaborazione tra consiglieri di minoranza fra di loro, e con altri cittadini, per l’organizzazione di un momento di chiarezza, senza cedimenti polemici e contrapposizioni capziose; sarà stata la comunicazione “da cittadino a cittadino”, la concretezza dei contenuti... questo ed altro hanno ossigenato e calibrato un momento di informazione e coinvolgimento come non se ne vedevano da tempo.
Infatti non si era ritenuto di doverlo fare, da parte degli attuali amministratori, già in occasione del Piano per il diritto allo studio (PIC), con la giustificazione che si riproduceva, in fin dei conti, quello dell’amministrazione precedente.
A parte che riproporre soluzioni pregresse in una situazione assai cambiata è già di per sé un cambiamento non indifferente, osserviamo nel bilancio 2010 quelle “correzioni”, apparentemente secondarie, che nelle slides proiettate sono segnate in rosso (vedi presentazione utilizzata durante l'assemblea): si risparmia nel sociale, ma non si dà alcun contributo al volontariato, ritenendo forse superfluo e “di sinistra” la prevenzione del disagio e il welfare. C’è quindi un’idea precisa di paese e di politica che va nella direzione opposta al progetto di fare in modo che i giovani cittadini sentano la cosa pubblica come una cosa loro e che tutti i cittadini si sentano di appartenere a una comunità dove le decisioni non vengono prese sopra di loro, in base a logiche di parte, ma piuttosto tenendo conto dei loro bisogni e del loro parere.
Così come c’e un’idea precisa di politica nel proporre un piano triennale delle opere senza indicare orientamenti chiari.
A cavallo dunque tra il dire e il fare, tra propaganda elettorale e progetto politico, tra parole e verità si è dipanato un discorso chiarificatore del quale siamo grati a tutti coloro che vi si sono spesi con competenza e passione.
Spesso non si ha nessuna voglia di assemblee e incontri pubblici per di più su argomenti poco accattivanti; ma chi ieri si è lasciato convincere a partecipare, è stato sicuramente contento di esserci stato.
Franca Marchesi, 18 Maggio 2010
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