W l’Italia! Mi associo a quanti non considerano questa esclamazione d’incoraggiamento un banale slogan o un’espressione obsoleta, di questi tempi in cui la bandiera nazionale, garrendo al vento che tira, ha subito una dilatazione del primo colore, il verde, mentre il bianco e il rosso si dividono la rimanente terza parte.
Questo è quanto ha potuto osservare lo sguardo disincantato di una giovane ragazza, buttando l’occhio sul manifesto cassinese per la celebrazione del 25 aprile.
O, forse, il "vessillo di libertà, di una libertà conquistata da un popolo che si riconosce unito (...)" si è ridotto in queste condizioni tirandola fuori dal "cesso" dove era stato suggerito di buttarla in violazione dell’art.12 della Costituzione Italiana (art.292 del Codice Penale).
Siamo in effetti sempre più al verde, ma ci dobbiamo accontentare: è comunque un progresso rispetto al manifesto cassinese per la celebrazione del 4 novembre, dove il tricolore era stato semplicemente cassato.
Consideriamo che le celebrazioni della memoria storica non danno solo senso e identità al nostro essere cittadini/lavoratori/popolo. Sono anche riti nei quali si suscitano e si alimentano le energie e le passioni per portare avanti nella quotidianità i valori collettivi. La loro assenza, svalutazione, depressione non è quindi privo di effetti collaterali.
Evocare lotte e battaglie del passato che ci hanno emancipato, permettendoci di accedere a diritti fondamentali, per distrazione o per strategia, è oggi ritenuto obsoleto. Meglio affogare la crisi in qualche surplus di shopping festivo per la serie compra-che-ti-passa, o consumare-è-già-un-po’-apparire.
Per inciso, quando c’era ancora religione, dedicare un giorno concordato al riposo del Signore era un obbligo prescritto dal quale solo pochissime mansioni indispensabili potevano essere esonerate, come i vecchi e i bambini dal digiuno. Ma la religione, nel senso originario del termine si è persa per strada, si riduce oggi ai crocefissi alle pareti pubbliche e a qualche "pillola" di ipocrisia integralista nei pronunciamenti preelettorali...
Perdere l’energia che alimenta la passione civile, trasformare i riti della partecipazione in routine individuali svuotate di significato è un virus letale per la democrazia che indebolisce la politica e toglie fede (bianco), speranza (verde) e carità (rosso) a qualunque buona intenzione del centrosinistra.
C’è bisogno, oggi più che mai, di simboli chiari, a cominciare dal tricolore, quale previsto dalla sua norma istitutiva. Nella Costituzione Repubblicana del 1947, all’art. 12, si legge: La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.
Franca Marchesi, 2 Maggio 2010
* I commenti non saranno pubblicati sul sito.