Durante il Consiglio Comunale del 26 Novembre 2009, dopo che il Sindaco ha risposta all'interpellanza presentata dal Progetto sull'area Nokia-Siemens e sulla difesa del lavoro nel nostro territorio, Claudio Scotti ha presentato una mozione che impegna il Sindaco, la Giunta e il Consiglio Comunale a mantenere il vincolo industriale su quell'area in modo tale da spegnere sul nascere gli appetiti di chi vorrebbe speculare su quell'area. Questo per tradurre in fatti concreti le parole piene di buoni propositi del Sindaco.
La maggioranza PDL-Lega non ha voluto votare quella mozione in quel Consiglio Comunale, rimandandola di fatto a due mesi dopo. Intanto veniva confezionata la sorpresa, ovvero una contromozione che, pur ricalcando le premesse e riconfermando i buoni propositi, stravolge la parte deliberativa.
Guardate voi stessi.
Mozione presentata dal Progetto Cassina-Sant'Agata
Impegna il Sindaco e la Giunta Comunale a vincolare l’area che attualmente e’ occupata dagli stabilimenti Nokia-Siemens e Jabil, definita dal vigente P.R.G. come zona di completamento industriale D1 confinante a Nord con la metropolitana milanese, a Sud con la statale SS11, a Ovest con via Puccini ed a Est con il campo sportivo e il bocciodromo comunale, esclusivamente a sito industriale non commerciale, anche nel futuro PGT.
Mozione presentata dal PDL-Lega
Impegna il Sindaco e la Giunta Comunale
- a rappresentare e diffondere, presso gli Organi Istituzionali e presso il management dell'azienda, le ragioni dei lavoratori, soprattutto in un periodo di forte crisi globale come quello attuale;
- a partecipare attivamente, nella ventilata ipotesi di accorpamento delle diverse realta' aziendali presenti nell'hinterland milanese, agli eventuali incontri che si terranno, con rappresentanti del Governo, delle Parti Sociali e dell'azienda, sostenendo con forza la necessita' di mantenere, comunque, attivo ed efficente l'insediamento produttivo sito nel territorio di Cassina de'Pecchi, concentrando in questa sede attivita' e lavoratori;
- a non permettere che l'area su cui insistono gli stabilimenti Nokia-Siemens e Jabil, confinante a Nord con la Metropolitana Milanese, a Sud con la SS11, a Ovest con Via Puvvini ed a Est con il Campo Sportivo ed il Bocciodromo Comunale, sia abbandonata e dismessa, utilizzando tutti gli strumenti urbanistici comunali vigenti nell'ottica del pubblico interesse alla valorizzazione del territorio di Cassina de' Pecchi, nella denegata e non voluta ipotesi di chiusura totale del sito produttivo presente sul territorio di Cassina de' Pecchi.
Confrontando le due mozioni
Il primo e il secondo punto della dichiarazione della maggioranza sono pura retorica: chi non vuole rappresentare e diffondere le ragioni dei lavoratori? Chi non vuole partecipare attivamente e sostenere con forza, tanto non costa nulla (anche perche' non si sa cosa vuol dire)?
Pure dichiarazioni di principio, ma i fatti concreti sono nel terzo punto. Che in estrema sintesi dice: nel caso le aziende chiudono noi siamo pronti ad accettare qualsiasi proposta per "valorizzare quel territorio", ma questo non e' un chiaro invito? Se l'azienda e i grandi interessi avessero avuto qualche dubbio sulle intenzioni della nostra amministrazione adesso ci sara' anche una delibera di giunta che gli garantisce loro la possibilita' di speculare liberamente. La Giunta collaborera'.

L'area della Nokai-Siemens di Cassina de' Pecchi vista dall'alto (Google Earth)
Come andra' a finire
L'area della Nokia-Siemens, chi e' a Cassina da molto tempo la chiama ancora GTE, e' di circa 33.000 metri quadrati. Un area importante anche perche' vicina alla metropolitana e alle strade che portano a Milano e al casello di Agrate dell'A4.
Potrebbero farci un centro commerciale o un nuovo quartiere residenziale, in ogni caso ci sono in ballo un sacco di soldi. Probabilemente l'amministrazione pensa di riempire le casse comunali con questa operazione e di realizzare almeno qualcuna delle opere promesse in campagna elettorale.
Tanti soldi si', ma non tantissimi. Va tenuto conto che l'area non e' libera e che lo smaltimento costa parecchio. Inoltre la crisi dell'immobiliare, basta guardare a quante case sono invendute, ha abbassato di molto il voglia di costruire e il valore dei terreni e il futuro di questo settore non e' certo roseo.
Quindi il rischio che corriamo e' quello di distruggere il tessuto produttivo della nostra zona e contemporaneamente non "valorizzare" il nostro territorio, generando un doppio danno alla collettivita'.
Marcello Novelli, 26 Gennaio 2009
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