"Sono una persona molto dinamica, empatica, pronta a mettermi in gioco... Questa è la frase iniziale della mia lettera di presentazione che allego sistematicamente al mio curriculum. Tutte le mattine accendo il pc ed inizio a spedirlo a tutte le agenzie per il lavoro, oramai è il rituale che mi accompagna da mesi.
Parto sempre con una forte speranza dicendomi – Dai questa è la volta buona - ma la volta buona non arriva, così mi arrangio come posso cercando di non prestare attenzione a quella vocina interiore che mi parla solo di fallimento, di non essere all'altezza. Penso alla mia vita come se fossi dietro ad una lastra di vetro che separa me dal mondo esterno. Cerco di farmi vedere ma nulla, tutto scorre senza che si accorga di me. Tutta la creatività e la voglia di fare diventano dei colori rovesciati su di un tavolo grigio ed io non riesco a raccoglierli.
Arriverà il momento dove non riuscirò a pagare le bollette e l'affitto e se mi dovessi ammalare non so...
La vita è solo questo? Lavorare come macellai per un tot al chilo? Dov'è la mia umanità in questo momento? Dov'è l'umanità che dovrebbe educare, sostenere e rilanciare le persone quando sono in difficolta?
Sono andata dai Servizi Sociali, alla Caritas, ho chiesto ad amici ma, proprio in questi momenti, ti accorgi di essere sola. Non è colpa di nessuno è solo la grande fragilità di questi tempi che ha bisogno di regole, inquisizioni, giudizi, burocrazia, leggi e poteri. E' la grande fragilità umana che ci rende invisibili. Io continuo ad osservare la mia vita dietro un vetro e, per stare meglio, per sopportare questa invisibilità riguardo le foto di quando ero bimba. In quelle immagini avevo un'espressione furba, indipendente, con una gran voglia di giocare con il mondo. Ora sento solo la depressione che ha rubato la mia umanità."
S.M.
Lettere come questa sono all'ordine del giorno in un gruppo di mutuo aiuto. Dopo averle lette si prova un senso di tristezza perchè, alcune volte, ci si trova nella stessa situazione ma con una sostanziale differenza: "Non si vuole essere più invisibili". Tutto parte dalla necessità di condividere il disagio e il senso di solitudine che attanaglia chi ha perso improvvisamente il lavoro. Ci si mette insieme e si cerca di trasformare questo momento di crisi in una vera e propria opportunità sociale. In che modo? Semplicemente non sentedosi più soli.
Il gruppo di mutuo aiuto (GMA) non è un gruppo di sostegno psicologico ma uno strumento che permette a chiunque di non essere dimenticato, anzi, di gridare forte la propria situazione. I GMA possono essere definiti reti di competenze ad impatto sociale perchè aiutano le persone in difficoltà a trovare le informazioni necessarie per iniziare un nuovo percorso di vita (conoscenza degli ammortizzatori sociali, come fare un curriculum, creare start-up e nuove opportunità di lavorative ).
Chi entra a far parte dei gruppi può confrontarsi con varie realtà ed essere aiutato a non cadere nel ruolo di vittima. Si diventa ricercatori di umanità, di nuove risorse. Si incentiva la cultura della responsabilità collettiva auspicando che i servizi sociali riprendano un alfabetismo umanitario–umanistico togliendo tutto il comparto burocratico che ci ha soffocato in questi anni. Pensate alle tante piccole cellule che creano un tessuto vitale e riportate questa immagine ai GMA: tante piccole realtà che creano un nuovo tessuto sociale.
Doriana Marangoni, 17 Aprile 2014
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