Ricordo un famoso slogan pubblicitario degli anni settanta e penso a quanto sta accadendo intorno a noi.
Partecipando a tutte le assemblee e riunioni dell'Amministrazione Comunale a cui i comuni cittadini sono ammessi, ho avuto modo in questi ultimi anni di ascoltare molte volte il Sindaco mentre rispondeva alle obiezioni sul suo operato con questa frase: "I cittadini ci hanno dato fiducia alle ultime elezioni e adesso noi lavoriamo come meglio riteniamo".
Se si tralascia il tono vagamente arrogante e la sensazione di uno sberleffo alla democrazia, il concetto non fa una piega: la mia squadra ed il mio programma sono risultati vincitori, quindi adesso incasso la fiducia e realizzo il programma con la squadra che lo ha sostenuto.
L’analisi dei fatti, però, fa emergere molti elementi che rimettono in discussione il concetto del sindaco, andiamo a richiamare quelli più evidenti.
Dei trentasei punti del Programma più votato, non ne risulta realizzato nessuno. D’Amico ha puntato tutto sul PGT con il quale contava di dare ai suoi cittadini un programma faraonico che avrebbe cambiato il volto della città, snobbando quei "dettagli" stampati sulla carta patinata a sfondo verde.
Il PGT che ha cercato di portare in approvazione negava alcune parti fondamentali del programma al quale i suoi elettori avevano dato la propria fiducia, alcuni esempi:
- l’impegno a fermare la cementificazione del paese realizzando un boschetto tra via Trieste e il Parco Sud è stato trasformato in un piano di edificazione nella stessa rea con in più la previsione di un centro sportivo nel Parco stesso
- l’impegno a realizzare servizi per la frazione di Sant’Agata è stato tradotto in un piano che prevedeva la costruzione di palazzine nell’unico parco giochi della frazione e nell’area verde intorno alla Cascina del Ponte.
A fronte della mancata approvazione del PGT, alla quale hanno contribuito in maniera determinante anche a quei componenti del suo schieramento che hanno agito in coerenza con il mandato fiduciario ricevuto dai propri elettori, il Sindaco ha dovuto riconoscere di avere perso la sua maggioranza e annunciato dimissioni a stretto giro di posta.
Nei giorni successivi abbiamo assistito alla rabbiosa reazione che ha portato il sindaco a punire quei membri della squadra con cui aveva riscosso il consenso dei suoi elettori, privandoli delle deleghe che gli aveva affidato al momento dell’insediamento ed esponendoli al pubblico ludibrio con denigranti aggettivi quali traditori, voltagabbana, ingrati.
Con il trascorrere delle settimane, l’idea delle dimissioni ha abbandonato la mente del sindaco che ha pensato più profittevole per il suo futuro politico provare a tirare la carretta per i mesi mancanti alle prossime e lezioni e utilizzare il tempo per recuperare forze e coraggio necessari a ripresentarsi di fronte ai cittadini.
Probabilmente l’avere trascorso più tempo sugli scanni di Montecitorio che sulla sedia di Piazza De Gasperi, non ha aiutato il sindaco ad acquisire la necessaria familiarità con statuto e regolamento locale; alcuni segnali li aveva già dati quando, durante alcune sedute del Consiglio Comunale o della Commissione Urbanistica, spiegava a Consiglieri e ai cittadini come funzionassero le procedure in Parlamento, quando invece avrebbe dovuto dirimere le dispute sulle regole di casa nostra.
La superficialità e l’impreparazione hanno cosi partorito i pasticci dell’estate:
- un bilancio approvato alle tre di una calda mattina di giugno senza probabilmente avere la maggioranza necessaria con accertamenti ancora in corso,
- una ventina delibere approvate in un afoso pomeriggio di luglio da una giunta sotto il numero minimo previsto dal regolamento,
- la conseguente frettolosa nomina di un assessore con assegnazione di originali deleghe di scarso peso strategico ad un consigliere in vacanza che non può materialmente apporre la prevista firma di accettazione del singolare incarico,
- il richiamo dalle vacanze del Segretario Comunale in un caldo pomeriggio di agosto per la riapprovazione di quella ventina di deliberazioni di giunta con il neo assessore che non ha ancora firmato l’accettazione della delega.
A questo punto viene da domandarsi quanti dei tremilatrecentosessantatré elettori che hanno scelto la squadra di D’Amico confermino ancora la fiducia che gli diedero nel 2009, tra essi quasi cinquecento avevano sostenuto i 5 membri puniti.
Erodoto diceva che gli uomini si fidano delle orecchie meno che degli occhi.
Adesso che tutti abbiamo visto, di quanta fiducia godono ancora D’Amico, Maggio, Parati, Corleo, Abbenda, Olivieri, Marchesi, Varisco, Chiesura e Gagliano?
Sandro Medei, 29 Agosto 2013
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