Finora abbiamo parlato di sicurezza in generale ma io voglio affrontare il tema della sicurezza di più della metà della cittadinanza: la sicurezza delle donne.
Secondo i dati del telefono rosa ogni due giorni una donna viene uccisa in Italia (l’anno scorso una ogni tre giorni). Nella maggior parte si tratta di violenza domestica: mariti, ex mariti, fidanzati, ex fidanzati. La presidente del telefono rosa dichiara: "Non c’è risposta adeguata a questa crescita inaudita di dati relativi alla violenza sulle donne".
Il 25 giugno a Ginevra, la rappresentante ONU per il contrasto della violenza sulle donne Rashida Manjoo ha dichiarato. "In Italia sono stati fatti degli sforzi da parte del governo... che però non hanno portato alla diminuzione dei femminicidi né si sono tradotti in un miglioramento delle condizioni di vita di donne e bambine".
La violenza contro le donne rimane un problema significativo in Italia. Il rapporto ombra della Convenzione per l’eliminazione di tutte le discriminazioni contro le donne (CEDAW), scrive: "Il femminicidio è l’estrema conseguenza delle forme di violenza esistenti contro le donne. Queste morti non sono isolati incidenti che arrivano in maniera inaspettata e immediata, ma sono l’ultimo efferato atto di violenza che pone fine ad una serie di violenze continuative nel tempo".
A Milano l’Assessorato ai Servizi Sociali e quello alla Sicurezza hanno firmato un protocollo d’intesa con la rete di sette realtà storiche che lavorano a Milano sul fenomeno della violenza contro le donne.
Sono stati istituiti anche dei tavoli interistituzionali che mettono assieme magistrati, forze di polizia, vigilanza urbana, centri antiviolenza e cittadine interessate a questa tematica.
E’ un primo passo importante ma io credo, e i fatti di questi ultimi giorni ce ne danno una conferma (il ragazzo che ha ucciso la sorella della ex fidanzata a Palermo), e’ necessario un ripensamento nei rapporti umani, nella relazione tra i sessi che deve partire dalle scuole ma anche dalle famiglie.
Come è possibile pensare che basti la repressione dei violentatori o l’accoglimento delle vittime? Qui c’è da fare un ripensamento generale. Domandiamoci profondamente perché la sessualità, il desiderio e l’amore speso si trasformino in violenza, sopraffazione.
Da dove nasce quel meccanismo per cui se un uomo viene abbandonato sente il bisogno di uccidere colei che non vuole più stare con lui? Da quali fragilità è nutrito il "sesso forte"?
Devo rilevare, anche osservando quest’aula, che gran parte della sicurezza è in mano agli uomini. Sembra una contraddizione con quanto ho detto poco fa. Ma anche questo fatto è indicativo di una necessità profonda di cambiamento.
La sicurezza, soprattutto quella delle donne, si aumenta attraverso una politica che le riconosca, non come soggetti bisognosi di protezione, ma che esigono diritti, parità e riconoscimento della loro differenza.
Lo so che queste domande possono sembrare fuori posto in questo luogo ma se non decidiamo tutte e tutti e, mi permetto di dirlo, se soprattutto gli uomini non se le porranno e se non faranno degli sforzi per indagare all’interno dei propri sentimenti ci ritroveremo ad organizzare carceri, centri di aiuto ma non risolveremo nemmeno lontanamente il problema della violenza sulle donne e, quindi, della sicurezza di una metà del genere umano.
Miranda Ragazzoni, 29 Ottobre 2012
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