Progetto Cassina-Sant'Agata
Abbiamo un futuro in comune
Una scuola bella e utile per tutti
Valorizzazione delle capacita' a dell'impegno in un contesto solidale
La scuola "bella e utile per tutti" di cui parla Lucio Pellecchia nella sua accorata lettera agli ex colleghi – dopo averli affiancati gratuitamente per due anni nella realizzazione di importanti progetti educativi e didattici - è davvero una scuola che "non può esserci più"?

Quali saranno le prospettive professionali di docenti individualisticamente "presi dai loro problemi contingenti" e, mi sembra di capire, demotivati nei confronti di un quadro complessivo di attenzione che interessi tutte le persone, le regole comuni, le abitudini collettive, i valori di riferimento del contesto scolastico?

Da che cosa si riterranno garantiti nella loro professionalità gli stessi docenti, dopo essersi disinvoltamente buttati alle spalle i vincoli della Certificazione della Qualità, insieme a quelli di una visione d’Istituto e di scelte di modelli organizzativi comuni, sia pure molto faticosamente negoziabili. Cosa resterà loro dopo aver perso volentieri per strada le incombenze di una progettazione rigorosa del recupero delle difficoltà di apprendimento, di una programmazione comune delle "buone pratiche" di scuola attiva-partecipata e di tutte quelle metodiche educativo-didattiche aperte al protagonismo degli alunni che, partendo dall’insegnamento inteso come ricerca-azione, predisponevano interventi da condividere e negoziare nel gruppo classe, per classi parallele, per progetti... per Istituto e tra Istituti?

La considerazione del fenomeno della dispersione, cioè delle esclusioni prodotte da un sistema scolastico nato per "selezionare i migliori" in vista di ruoli sociali prestigiosi, tenendo in scarso conto le diversità di partenza, come anche l’attenzione ai comportamenti pre-devianti (bullismo), portava (giova ricordarlo) a predisporre momenti di formazione e ad un impiego delle risorse umane, certo in passato più presenti e disponibili, per l’elaborazione di strategie comuni efficaci nella riduzione della dimensione dei fenomeni, spesso anche “a prescindere” dalla vocazione pedagogica del singolo insegnante.

"Forse gli insegnanti più validi e appassionati faticano a farsi lievito in una massa che tende spesso a essere piuttosto inerte, ma i loro sforzi vanno sostenuti in tutti i modi", scrive il prof Pellecchia1, perché "I ragazzi sono quelli di sempre, per fortuna. Ho girato un anno intero per le classi e li ho visti ricettivi, curiosi, pronti a entusiasmarsi e a spendersi in progetti che li coinvolgano, proprio come li ho sempre conosciuti".

Possiamo anche ricordare che, se da un lato le mission dell’Istituto necessitano di essere riproposte e ridefinite a vari livelli, perché non se ne perdano le tracce, dall’altro le manifestazioni sportive, musicali e sociopolitiche devono rimanere momenti non "di facciata", ma fortemente condivisi dalle varie componenti scolastiche e cittadine.

Il ministro Profumo ha di recente precisato, in un’intervista al direttore di Rainews Corradino Mineo, una concezione di "merito" come valorizzazione delle capacità e dell’impegno in un contesto solidale, portando ad esempio quei Paesi che "valorizzano lo sforzo della persona, analizzano da dove parte e dove arriva, che è diverso dal valorizzare l’obiettivo finale che viene raggiunto".

La ricerca comparativa internazionale dimostra che lo schema del merito come "valore aggiunto", non basato sulla valorizzazione di pochi bravissimi, innalza i livelli di apprendimento, riduce la distanza tra più bravi e meno bravi, può essere applicato a classi intere e a interi Istituti e rende la scuola più equa; e, forse anche "... più bella e utile per tutti". La lettera del prof Pellecchia2 e, per altro verso, questa precisazione del Ministro Profumo, tracciano linee guida che gli attuali management scolastici, a mio parere, non dovrebbero poter trascurare.

Franca Marchesi, 5 Luglio 2012


1La lettera del Professor Lucio Pellecchia.

2Vedi nota 1.


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Franca Marchesi
5 Luglio 2012