Definire incerto il futuro del sito ex Siemens di Cassina de Pecchi e dei suoi 345 dipendenti (in maggioranza donne) è un eufemismo.
La realtà è molto più seria e la storia è paradossale.
Prima sono stati "venduti" dalla multinazionale americana Jabil al fondo italo-americano Mercatech. Poi sono stati inspiegabilmente riacquistati da Jabil mentre il Tribunale di Milano stava decretando l’insolvenza dell’azienda ribattezzata Competence (che nel giro di pochi mesi è riuscita a “produrre” ben 70 milioni di euro di debiti).
Oggi le lavoratrici e i lavoratori sono costretti nuovamente a presidiare i cancelli dell’azienda per evitare di ritrovarsi, dopo la pausa estiva, in uno stabilimento che ha solo i muri. Infatti, mentre Regione Lombardia pare stia definendo (non sappiamo con chi) le modalità di diffusione della banda larga con relative commesse, resta indefinito il destino del sito dove da anni vengono prodotti apparati per telecomunicazioni esportati in tutto il mondo.
La situazione rischia di precipitare: il 50% dei lavoratori è in cassa a rotazione, di nuove commesse non si vede ancora l’ombra e due giorni fa c’è stato il tentativo di portare fuori dalla fabbrica parte dei macchinari e dei pezzi semilavorati per trasferirli presso lo stabilimento Jabil in Ungheria.
Il "colpo" non e riuscito grazie all’intervento delle operaie che non hanno creduto alla favola del "ferro vecchio che non serve più". Serve eccome, tanto che oggi è arrivata una commessa urgente e il materiale da lavorare proprio con la macchina inutile.
Le lavoratrici e i lavoratori, giustamente, non intendono lasciare incustodita la fabbrica e oltre l’orario di lavoro ne presidiano i cancelli (Strada Padana Superiore, km 156).
Federazione Impiegati Operai Metallurgici Milano, 21 Luglio 2011
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