Sono rimasto deluso, sconcertato, amareggiato per il modo in cui il consigliere Alessandro Patella ha voluto crimonalizzare noi, genitori che con grande sacrificio abbiamo inviato i nostri figli nella scuola dell’infanzia parrocchiale, visto che abbiamo fatto questa scelta.
Partiamo dal 1968; anno in cui le suore di Livorno lasciarono il paese di Sant'Agata. Don Aurelio Vismara chiuse in quell’anno la scuola materna, la riaprì un anno dopo, nel 1969 con le Suore Sacramentine di Bergamo; la retta a quell’epoca era di Lire 6.000. In quel periodo abitavo ai quattro palazzi di Villa Pompea e diverse famiglie scelsero di portare i propri bambini alla Scuola materna di Gorgonzola perché costava Lire 3.000 mensili.
Negli anni successivi al 1985 la retta arrivò a Lire 120.000. Io avevo tre bambini e mi sobbarcai la spesa, ma era evidente che si cercavano degli aiuti per sostenere la scuola perché bene primario all’interno della comunità e del paese. Nella foto la bambina si aggrappa alla tubazione del gas perché davvero e sottolineo davvero noi genitori eravamo alla "canna del gas" per andare avanti e far fronte alle spese.

- Due bambini davanti alla Scuola materna di S. Agata intitolata a Don Aurelio Vismara
Fu in quegli anni che nacque la convenzione con il Comune di Cassina de Pecchi; ricordo l’allora sindaco Zambetti che si fece promotore presso le nostre suore per poter acquistare un pulmino, ma poi non se ne fece nulla. Era chiaro che noi eravamo scontenti perché il Comune poteva dare solo delle briciole ed invece noi speravamo in qualcosa di diverso, in qualcosa di più. Ed è qui che subentra la storia di padre Ornello Tonini.
Nel 1986 andai a casa sua – era originario di Sevegliano un paese che si trova nella regione Friuli tra Gorizia e Trieste. Egli mi spiegò: "Vedi, qui nel nostro paese vi sono due scuole materne: la prima è pubblica, gestita dal Comune; la seconda è privata gestita dalle suore: in entrambe le scuole la retta mensile è pari a Lire 35.000, mentre voi a S. Agata pagate 120.000" Com’è possibile, chiedo io?. Egli allora mi spiegò: "Vedi, il resto lo mette la Regione perché la nostra è una Regione a statuto speciale e per mantenere la libertà al diritto allo studio i genitori possono liberamente scegliere se utilizzare la scuola privata al posto di quella pubblica o viceversa". Beati loro, pensai io.

- Padre Ornello Tonini missionario del Pime oggi in Brasile, sacerdote dal 1986
Successivamente a Sant'Agata perdemmo anche le suore e da allora la Scuola si è fatta carico di personale laico che alla fine del mese dev’essere stipendiata e i parroci, ma anche noi parrocchiani, abbiamo stretto i denti perché la struttura rimanesse aperta e ci siamo anche, nel corso degli anni, autotassati anche se i nostri figli non frequentavano più la Scuola.
Pertanto i soldi, come dice Alessandro Patella, arrivano dalle tasche di famiglie in difficoltà che sono anche, si badi bene, le nostre famiglie. Perché chi sceglie di inviare il proprio figlio alla Scuola materna parrocchiale, non solo paga la retta ma con le proprie tasse paga anche la Scuola pubblica anche se non la utilizza. Questa è la verità.
Marino Fabris, 15 Aprile 2011
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