Progetto Cassina-Sant'Agata
Abbiamo un futuro in comune
Diritto allo Studio senza Piano
Occorre ricominciare a pensare alla scuola come un valore per la comunita'
Con un intervento importante su come il Comune dovrebbe collaborare con tutte le agenzie formative, a partire dalla scuola pubblica, per rilanciare il diritto allo studio e migliorare l'offerta educativa, Franca Marchesi avvia una stagione nuova in cui bisogna mettere di nuovo al centro la cultura e i valori.

In molti casi il senso del dovere degli insegnanti continua a fare miracoli. Se non li fa, cioè se la riduzione dell’offerta formativa penalizza bambini e ragazzi, tendenzialmente si pensa che scarseggi la responsabilità sociale e morale dell’insegnante che non è sensibile ai "disagi" delle creature, non ha più voglia di sobbarcarsi laboratori e spettacoli, di organizzare viaggi d’istruzione e di escogitare progetti per recuperare chi è in difficoltà.

Perché i genitori non conoscono il bilancio della scuola? Quanti cittadini sono al corrente dello stanziamento previsto nel Bilancio comunale per sostenere l’Offerta Formativa dell’Istituto Comprensivo, cioè della scuola pubblica dell’obbligo del suo comune? Perché la popolazione, in gran parte, è diventata destinataria passiva dell’intervento pubblico?

Tentare di capire e quindi di contrastare questa mutazione parte dal recupero di alcuni contenuti che si sono persi per strada, in quanto dati per ovvi e scontati, mentre il vuoto di cultura e valori li ha fatti impallidire fino a considerarli uno spreco; la nuova povertà ne ha infine legittimato la cancellazione tout court.

Si tratta dell’insieme di quelle attenzioni, interventi, sostegni alle Istituzioni educative che vanno sotto il nome di DIRITTO ALLO STUDIO in quanto mirano a prevenire la dispersione scolastica, a garantire pari opportunità a tutti gli alunni senza differenze, integrandosi con gli altri servizi e agenzie educative presenti sul territorio (oratori, associazioni di volontariato, culturali e sportive).

Tali interventi non possono risolversi nello stanziamento di una cifra dedicata, più o meno importante, ma devono partire da un’analisi dei bisogni, da spazi di partecipazione, di ascolto e di attenzione alle richieste della popolazione, da una valutazione di priorità e di ricadute nel breve e nel lungo periodo... devono insomma presupporre un PIANO DEGLI INTERVENTI.

Un piano comporta uno studio, cioè un lavoro d’equipe di tipo tecnico (educativo, pedagogico, didattico...), politico (priorità, fattibilità, negoziazione...) e sociale (“rete” con i comuni limitrofi, condivisione, comunicazione...). Lo studio deve naturalmente essere modificato e aggiornato di anno in anno, adeguandolo alla situazione del paese, coniugando le risorse con le esigenze di cambiamento e innovazione, fermo restando il rispetto di finalità e vincoli imprescindibili che non dovrebbe essere necessario ribadire.

L’ultimo Piano degli Interventi Comunali (PIC) presentato alla cittadinanza ed agli operatori scolastici è quello del 2008-2009 , riapprovato in automatico per l’anno scolastico 2009-2010, successivamente cassato e sostituito in modo inconsulto con uno stanziamento irrisorio.

Non è stato cestinato un documento superfluo, il PIC, ma è stato calpestato - insieme con collaudate pratiche partecipative – un fondamento del tessuto sociale e culturale della comunità in grado di avvicinare la popolazione alle istituzioni e di integrare - in un progetto di paese - servizi comunali, scuole, famiglie, oratori ed associazioni di volontariato culturali e sportive.

L’operazione sembra indolore, ma non sarà senza conseguenze perché la gestione del Piano degli Interventi Comunali finalizzato al diritto allo studio non è un lusso ideologico delle amministrazioni di sinistra, ma è prevenzione della dispersione scolastica, del disagio giovanile, della microcriminalità... è infine costruzione dell’identità dei futuri cittadini e investimento per la sicurezza.

Franca Marchesi, 21 Gennaio 2011


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Franca Marchesi
2 Febbraio 2011