C’era una volta un bambino che andava a prendere il latte o il prosciutto o la matita da solo. Era un bambino fortunato perché imparava tante cose: l’uso del denaro, il costo dei prodotti, l’interazione col commerciante, lo spostamento in autonomia su brevi percorsi. Non era un bambino delle favole. Era solo nato in un paese sostenibile: un paese dove si sapeva che ai bambini non servono solo parchi gioco e "gonfiabili". Servono percorsi sicuri ciclopedonali e tante botteghe e negozi dove uno entra e viene riconosciuto, salutato, aiutato a scegliere e a comprare.
In botteghe e negozi uno trova tante cose alternative rispetto a quelle del centro commerciale, prodotti, come il pane, a chilometro zero, acquistabili attraverso un rapporto umano. Botteghe e negozi si rivelano quello che sono sempre stati: un investimento sociale, oltre ad un investimento economico, una palestra di autonomia, autosufficienza e indipendenza per anziani e bambini e qualcosa che produce comunità, appartenenza al luogo e quindi potenziamento della sostenibilità urbana e della partecipazione. Infine con le loro vetrine illuminate e la frequentazione di persone costituiscono un importante presidio per la sicurezza.
Botteghe e negozi a Cassina hanno seguito un destino inverso a quello del luogo: mentre il paese cresceva, questi, per vari problemi, chiudevano, il centro rimaneva sguarnito dei vecchi negozi e i nuovi spazi, ad esempio al Casale, rimanevano vuoti.
Questo che attraversiamo è particolarmente uno di quei periodi in cui si richiedono scelte incentivanti, progetti e politiche precauzionali che decidano in anticipo rispetto a quanto semplicemente "accade". Il piccolo commercio non è il passato: è portatore di futuro per la comunità, perciò facciamo che cresca.
Cassina deve riprendere e proseguire ad essere quello che è stato certificato nel 1999: una "Città sostenibile delle bambine e dei bambini", cioè del futuro.
Franca Marchesi, 27 Dicembre 2013
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