Cassina de’ Pecchi, con la caduta dell’amministrazione di centrodestra, non vive questo periodo di commissariamento come un limbo, cioè come uno spazio di incertezza senza uscita: qualcosa si muove sotto le brume autunnali. Si respira, entrando in Comune, una rinnovata apertura e una più distensiva semplicità di rapporti.
E’ passato abbastanza tempo ormai dal quel 9 luglio 2013 e possiamo ora valutare pienamente la portata di quella bocciatura che ha significato il rifiuto di contenuti estranei alla sensibilità della cittadinanza e il fallimento del metodo della non partecipazione, del calare dall’alto, dell’ignorare il dissenso.
Lo scempio del territorio che chiunque può "ammirare" sulla Cassanese e sulla Rivoltana, in nome dell’obsoleto obiettivo di portare più traffico verso la metropoli, in caso di vittoria del partito degli appalti, avrebbe "asfaltato" anche lo scenario cassinese dentro un tunnel... e invece è rimasta solo la scritta di cattivo gusto che troneggia uscendo dalla stazione della metropolitana, un accessorio di vernice indossato su un abbigliamento casual.
Sotto molti aspetti si profila oggi una "tenuta" cittadina di quegli aspetti che un gestione locale poco aperta aveva represso, ma non cancellato: da un lato il tessuto sociale mantenuto vivo dalle tante associazioni che attendono solo di essere messe "in rete" tra loro e con analoghe formazioni dei comuni vicini; dall’altro una partecipazione rinfocolata dall’opposizione al PGT, già pesantemente emendato in sede provinciale e regionale e infine bocciato in CC.
L’azione politica contro il Piano, portata avanti da partiti di opposizione e gruppi di cittadini, si era tradotta in osservazioni critiche dettagliate e puntuali, già in grado di impostare un PGT rispondente alle esigenze della comunità, alle caratteristiche del territorio e alla indicazione urbanistica della riduzione del consumo di suolo.
Riemerge l’idea di paese che veniva oscurata dall’ombra minacciosa del "demolire per rifare in grande", emanata dal Piano respinto: un paese partecipato, dove la collaborazione dei cittadini diventa azione efficace, dove gli arredi urbani vengono progettati dai ragazzi delle scuole, così li sentiranno propri e li rispetteranno.
La condivisione e il senso di appartenenza trasmettono ovunque lo stop ai vandalismi e il rispetto per la casa di tutti e di ciascuno.
Non ci troviamo dunque in un limbo; piuttosto in un purgatorio da dove si esce a prezzo di un lavoro costante, da portare avanti per la soluzione dei conflitti e il rispetto reciproco nelle inevitabili diversità.
Franca Marchesi, 22 Ottobre 2013
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